giovedì 6 novembre 2014

De Artis Immortalitate

Ogni tanto mi piace fare l'acculturata. Non che lo sia (forse lo ero, appena finito il liceo classico, o almeno ne ero convinta...), ma ogni tanto mi piace darmi un tono. Oggi è una di quelle giornate.

Ho finito ieri sera di leggere il Coriolano di Shakespeare, un'opera che mi ero ripromessa di leggere pian piano, mediandoci sopra, e che invece mi ha preso (nonostante conoscessi già la storia) a tal punto che l'ho sbranata in cinque ore filate.
E' una tragedia coinvolgente e attuale, come del resto tutti i grandi classici, giustamente descritta in uno splendido commento [qui il link se volete leggere qualcuno di più acculturato di me...] "la tragedia del Valore" perchè il vizio di Coriolano è anche la sua più grande virtù: il suo straordinario valore e la sua integrità morale, condensati nel termine latino virtus, che ha entrambe le accezioni (nella mentalità greca e romana era semplicemente inconcepibile che una persona virtuosa in pace non fosse anche valorosa in guerra e viceversa, e, anzi, permettetemi di sostituire il neutro "persona" con il maschile: l'uomo VIRtuoso e valoroso è proprio detto vir in latino, termine distinto dal generico homo...).

Il Coriolano è un dramma giustamente definito politico (e, lo ripeto, di grande attualità, non solo nel 1608 ma anche e oserei dire soprattutto oggi) ma anche in larga parte umano, una tragedia che mette in scena il conflitto intrinseco in ogni figura pubblica, cosa significa servire ricoprendo una carica pubblica, e il contrasto interiore tra integrità personale e popolarità (parole dell'attore che l'ha portato in scena nella sua ultima versione teatrale), e il protagonista è tratteggiato magistralmente: impossibile non appassionarmi a questo capolavoro, che consiglio a chiunque abbia cinque ore da spendere.

Ci ho messo un po' a raggiungere questa consapevolezza, molte volte le opere antiche mentre le studiavo mi sono apparse antiquate, magari anche piacevoli in se stesse (ho letto due volte l'Iliade per conto mio e mi ha sempre appassionato) ma pur sempre irrimediabilmente confinate nell'epoca che le ha prodotte, mentre ora le guardo in modo diverso, guardo al classico come i miei professori avrebbero sempre voluto che lo guardassi: non come un punto d'arrivo, ma come un punto di partenza.

Non ho la pretesa di considerarmi un'Artista, non ancora, perlomeno, ma stando a stretto contatto con una community di artisti estremamente viva, effervescente e prolifica come DeviantArt ho modo di confrontarmi ogni giorno con concezioni dell'arte (antica o moderna, professionale o amatoriale, "maggiore" o "minore", secondo l'orribile classificazione tradizionale) diverse dalla mia, e tutte stimolanti.

Io ho sempre considerato il copyright e la proprietà intellettuale come qualcosa di sacrosanto, uno dei pochissimi dogmi da mantenere saldi comunque vada tutto il resto, e le opere d'arte - una volta prodotte - roba da musei o da collezione, qualcosa da chiudere in una teca e cristallizzare lì e allora, il punto di arrivo di un processo artistico, e in alcuni casi la sintesi di un'epoca, qualcosa che nessuno, nemmeno l'artista stesso, dovrebbe o potrebbe rimaneggiare.

Poi mi imbatto in questa splendida immagine, che si lega benissimo al Coriolano, a Shakespeare, alle immagini che mi ha evocato e alle mie personali riflessioni, e penso che non è così, che un'opera d'Arte come il Giuramento degli Orazi di J.L. David non è affatto un punto d'arrivo, ma il punto di partenza per mille elaborazioni successive:

[Le Serment des Horaces, di Eyardt (link alla sua pagina DeviantArt)]

Sono sicura che a JL David quest'opera apparirebbe come un sacrilegio e una profanazione, ma ben venga questa profanazione, ben venga ogni reinterpretazione, stravolgimento, rilettura, o emulazione del cosiddetto "classico" perchè questo a ben pensarci è lo spirito dell'Arte, e in fin dei conti la vera ragione della sua immortalità.

lunedì 13 ottobre 2014

Mi davate per dispersa, eh? ;)

Sorry for being away for soooo long...

Un attimo, questo non è Deviantart, qui posso scrivere in italiano... evvai! =)
E' che non pensavo di potermi abituare così tanto all'inglese, ma quello che predicevano i miei amici è successo, la mente si è sdoppiata e ora mi basta premere un bottone da qualche parte nel cervello per entrare nella modalità "inglese", e ripremerlo per passare all'italiano... un po' come la funzione "imposta lingua" nei DVD... =)

Comunque, dopo aver settato la lingua giusta, scusatemi per essere stata assente così tanto dal blog, ma il fatto è che ho avuto millemila cose da fare ultimamente, e senza la Giratempo di Hermione ho dovuto arrangiarmi come meglio potevo...


Tra una corsa e l'altra, comunque, sono fortunatamente riuscita ad infilare un paio di disegni.
Lars Ulrich dei Metallica (signore e signori alla vostra sinistra!) l'ho finito a tempo di record, e io stessa non mi spiego tanto bene come ci sia riuscita...

Quasi tutto mi è venuto giusto (perfetto, anzi) fin dal primo tratto di matita, avrò usato la gomma letteralmente cinque o sei volte in tutto il disegno e la cosa è ancora più sorprendente se pensate che ho usato questo disegno per sperimentare qualche tecnica e approccio nuovi.

L'immagine che ho usato come riferimento, inoltre, era talmente di bassa risoluzione che letteralmente contavo i pixel intanto che la ricopiavo, ma non ho mai pensato di cambiarla perchè mi piaceva troppo...

E' stato questo, infatti, uno di quei rari casi in cui un'immagine mi chiama, e se cedo alla sua richiesta sono poi obbligata a portarla a termine, guidata da un'ispirazione non tutta mia che amplifica il mio [già di suo enorme... XD] talento... Il risultato, ancora una volta, è alla fine superiore alle aspettative...


Per quanto mi riguarda, avrei anche finito con i Metallica (ormai manca poco prima che mi nominino loro ritrattista ufficiale, il che non sarebbe male a pensarci bene... XD), ma... eh sì che c'è un ma: un'adorabile ragazzina di 11 anni mi ha chiesto di ritrarle Cliff Burton e chi sono io per dire di no a questa faccia qui?


Per cui Cliff Burton entra nella lista di cose da fare, insieme a Robert Trujillo suo erede (ho un debole per i bassisti, che ci volete fare...), e poi c'è Dave Mustaine, in lista da quattro anni a questa parte, che ogni sera mi guarda truce dal poster appeso sopra il letto ricordandomi che gli devo un tributo, e prima o poi bisogna che glielo paghi... poi c'è un ritratto (anzi due, ma se non glielo dico forse di uno se ne dimentica... ^^) per la mia mamma, che deve essere assolutamente il prossimo o ho il sospetto che mi metterà le valigie fuori dalla porta, uno per mia zia... Dio, ti prego, regalami 24 ore extra ogni giorno! ^^'

Intanto però, sono orgogliosa di annunciare che ho finito quello per mia sorella Anna: ieri è partita per Trieste per frequentare l'università e quindi staremo un bel po' di tempo senza vederci... Tempo fa mi aveva chiesto (senza sperarci troppo... lei ormai mi conosce!) un ritratto della mitica Marilyn Monroe, così ho deciso di preparargliene uno da portare con sè in questa nuova avventura... è stato difficile rispettare i tempi, ho davvero temuto di non farcela, ma lavorando anche di notte (letteralmente...) ci sono riuscita, ed eccola qui in anteprima assoluta:


Anche di questo sono davvero soddisfatta, soprattutto perchè all'inizio mi veniva tutto sbagliato e non sapevo come rimediare...
Ora, siccome dopo un disegno sono sempre "artisticamente prosciugata" e devo lasciar passare qualche giorno per ricaricare le batterie prima di rimettermi all'opera, dopo addirittura due sono KO e per un po' non voglio vedere nè fogli nè matite... =)

sabato 27 settembre 2014

To die is to live



TO LIVE IS TO DIE

When a man lies, he murders
Some part of the world
These are the pale deaths
Which men miscall their lives.
All this I cannot bear
To witness any longer
Cannot the Kingdom of Salvation
Take me home?


VIVERE E' MORIRE: quando un uomo mente, assassina una qualche parte del mondo, e queste sono le pallide morti che gli uomini a torto chiamano le loro vite. Assistere a tutto questo, non posso sopportarlo un minuto di più: non può il Regno della Salvezza riportarmi a casa?


Non ho niente da aggiungere a questa poesia di Cliff, se non una lacrima e un pensiero in questo triste anniversario. To live is to die, ma tu, Cliff, vivrai per sempre.

domenica 7 settembre 2014

Ricordi d'infanzia


"Oddio, Beny, guarda qui!! Te la ricordi questa biciclettina?"
Basta un niente e nel garage dei nonni parte un amarcord di quelli potenti. C'è ancora tutto, come se non fossero mai passati dodici anni, e ogni cosa è dove l'avevo lasciata: il tavolino da ping pong, le sedie rotte ammassate alla rinfusa, il vecchio Ciao di papà, l'odore della polvere, perfino lei, la mitica biciclettina gialla e rosa con le rotelle...


Io e mia sorella ci guardiamo: non serve neanche che parliamo, perchè i pensieri e i ricordi sono gli stessi, ce lo si legge in faccia e negli oggetti che andiamo a rispolverare: le "corse" in monopattino in garage, le acrobazie sull'altalena, il terrore dei ragni che si annidavano nella casetta costruita dal nonno e dallo zio Gigi, casetta prontamente battezzata VillaVillaColle, i giri in vespa con lo zio...


E poi i giochi con la sabbia, un mucchietto di ghiaia fine e sabbia grossa che a noi sembrava la spiaggia di Senigallia, a piedi nudi a correre sulla ghiaia per prendere un altro secchiello d'acqua, le enormi pale di plastica gialla (vorrei dire la Palettina Rosa, ma quella è un'altra storia... XD), e le montagne di formine che nessuno voleva riordinare finito di giocare...
Il saccheggio dei lamponi del nonno; nascondino nel locale caldaia dove tutti avevamo paura ad entrare, e per questo era il nascondiglio preferito; il tepee dell'Alice, un vero tepee con tanto di pali di metallo, dove in tre si stava strettissime ma che a noi sembrava enorme, montato nel giardino sul retro...

Le corse, corse pazze, corse folli, sempre a correre in questo giardino enorme: sulla ghiaia, attraverso l'orto, gira l'angolo, non farti vedere, raggiungi i cespugli, nasconditi, occhiata a destra e a sinistra e poi di volata nel prato, salta il gradino, atterra sulla ghiaia, attraversala al volo, altro gradino, e poi infilati nella lavanderia attraverso la finestra sempre aperta...


E poi le Case Rosse, la vecchia fattoria dove un tempo abitavano i bisnonni: potevamo entrare solo accompagnati dal nonno, e nonostante la sua presenza ricordo la soggezione provata in quegli ambienti polverosi, pieni di ragnatele, dove l'eco rimbalzava nelle stanze vuote, la luce era poca e l'odore di chiuso forte... ma ricordo anche i pomeriggi con mia sorella e i cugini a spaccare le noci col martello sotto al portico, il fienile sopra la stalla, il pollaio e la conigliera, l'odore di fieno e l'erba alta d'estate...

E' incredibile come i nostri ricordi siano selettivi: nonostante ci siano state giornate di pioggia, notti insonni, pestaggi degni di nota tra me e mia sorella, castighi, compiti da fare e quant'altro, della mia infanzia ricordo solo questo, un continuo pomeriggio di sole, ininterrotto per anni, risate, giochi, divertimenti, spensieratezza...

venerdì 22 agosto 2014

... e ora tocca a ReLoad!




IO SONO L'IMPERO ALLA FINE DELLA DECADENZA.

Immagine presa da it.forwallpaper.com

Desolazione è la prima parola che viene in mente, decadenza la seconda e disfacimento la terza.

Strade dissestate, ingombre di rifiuti, macerie, carcasse di automobili, detriti di ogni tipo; ovunque vetrine schiantate, lampioni divelti, cavi elettrici scoperti e di tanto in tanto ancora guizzanti, odore denso e nero di petrolio e copertoni bruciati... questo è tutto ciò che resta di un impero sorto in fretta, e altrettanto in fretta collassato.

Cenere alla cenere
Polvere alla polvere
Lentamente sfuma nel nero
[The Memory Remains]                                          


Ad ogni nuovo passo in questo mondo in disfacimento ci si sente osservare da mille occhi nascosti nel buio, creature furtive strisciano nell'ombra, e la sensazione di vivere in un incubo è accresciuta dal costante senso di dejà-vu: "Non ti ho già visto prima?" è la domanda muta rivolta ad ognuna di queste ombre, ad ogni angolo, ad ogni passo, ad ogni respiro.

Ma nonostante la familiarità, non sono presenze amichevoli quelle che si incontrano, non ci sono eroi qui, sono crollati anche loro insieme a questi edifici, il Principe Azzurro protagonista di così tante favole qui è un ubriacone abbandonato sul ciglio della strada, un bombarolo vigliacco, un avvocato avido, ma soprattutto un uomo finito. [Prince Charming] Perfino il sole si è trasformato in una presenza ostile, una palla radioattiva che brucia gli occhi e le dita dei bambini uno ad uno.

Perciò non cercare serpenti in questo mondo, perchè potresti trovarne, non rivolgere gli occhi al sole, perchè potresti accecarti ("Non ti ho già visto qui in passato?") No, non ci sono eroi qui... [Slither]

Non ci sono più eroi, ma non esistono più nemmeno uomini, in questo mondo decadente, dove morale, etica e giustizia sono cadute in disgrazia, e l'unica legge vigente è quella del più forte. Allora attenti, mentre correte per queste strade, perchè qui si uccide per sopravvivere, si uccide per fame, si uccide per vendetta, ma si uccide anche per piacere, e si uccide addirittura semplicemente per combattere la noia.
E così si arriva alla soddisfazione, soddisfazione che viene e immediatamente dopo è già sparita, ho di nuovo fame. Ho di nuovo fame. E allora mangio. [Attitude]

L'unica voce da ascoltare è quella dell'io, l'unica realtà quella del qui ed ora, l'unica logica quella del tutto e subito, senza risparmio, senza controllo, spremere il giorno e ingoiarne avidamente ogni singola goccia, e pazienza se questo porta rapidamente all'autodistruzione: Carpe Diem, Baby!

Non è rimasto niente, il grigio sta lentamente ma inesorabilmente inghiottendo ogni cosa, e mentre tutto crolla c'è un disperato bisogno di aggrapparsi alla vita, ritrovare il brivido, scoprire di poter provare ancora emozioni... l'adrenalina sembra l'unica via d'uscita da questo incubo di torpore allucinato, qualunque sia il prezzo da pagare.
Ed ecco che allora, da qualche parte, in qualche strada non molto diversa dalle altre, si corre una disperata corsa in auto, e qui tutto è adrenalina, furore, energia... VITA.
Carburante, fuoco, benzina, adrenalina... il segreto è tutto qui. Il rombo dei motori un attimo prima, i fari, la curva, il mondo tinto di rosso un attimo dopo. Un altro tossico che vive troppo in fretta, ma come biasimare chi sceglie una morte rapida piuttosto che un lento e quotidiano disfacimento? [Fuel]

Anche perchè il destino non è molto clemente con chi sceglie di restare in vita: la vedete quella villa isolata, sul versante della collina, in rovina come le gigantesche lettere arrugginite poco distanti (H - O - L - ... - W - O - ... - D)? Le finestre sono sbarrate da assi di legno, e la porta è ostruita da intere foreste di edera che si arrampicano lungo tutta la facciata, ma non fatevi ingannare dall'aura di abbandono che vi aleggia: la villa è ancora abitata.

Se tendete l'orecchio, infatti, sentirete una nenia provenire dall'interno, flebile, lenta, strascicata: è una piccola dea di latta che la balla, una prima donna ormai tramontata che la canta, una stella che rifiuta la tomba è confinata qui per l'eternità, declinata insieme al suo mondo di luci abbaglianti, incapace di  riportarlo in vita, ma altrettanto incapace di abbandonarne il ricordo. [The Memory Remains]

No, non è la vecchia ad essere pazza, siete voi, sono io, siamo noi che, sprofondando sempre più in questo mondo come nelle sabbie mobili, stiamo perdendo il senno e ci stiamo smarrendo nell'oscurità. Non vi sentite già intorpiditi, annebbiati, allucinati, storditi?
Allora sveglia, sveglia, begli addormentati! E' tempo di combattere, di reagire, se volete salvare il vostro mondo, prima che sia troppo tardi!

Potete scegliere se trarvi in disparte per rimanere puliti, o sporcarvi le mani per cambiare le cose, ma scegliete in fretta, perchè - vedete? - le truppe si stanno radunando e presto vi troverete in mezzo ad una battaglia furiosa.
Rullo di tamburi, chiamata alle armi al suono di una tromba, e la guerra è già scoppiata: i cavalli a dondolo danno il via alla carica, mentre i robottini e i pedoni degli scacchi mantengono la posizione (Non ci arrenderemo mai!!!!). I burattini assaltano la base, innalzano la bandiera e partono le cannonate; i clown guidano la retroguardia e le fionde scagliano proiettili nell'aria, arrivano a guardare in faccia la morte, fuoco incrociato contro le marionette (Non ci arrenderemo mai!!!!).[Where the Wild Things Are]

Ma tutto questo è troppo assurdo per essere reale, è inconcepibile, la mente si rifiuta di crederci fino in fondo e finalmente l'allucinazione si incrina, e - anche se solo per un attimo - all'unico in grado di vederlo (un barbone i cui occhi hanno sempre cercato la realtà, ma le cui dita cercano disperatamente la vena [Low Man's Lyric]) appare il volto di Dio.

Un Dio Padre, un Dio misericordioso, un Dio tutt'al più indifferente? No, un crudele Mastro Burattinaio, che non si limita a reggere il gioco tirando i fili, ma che infilza i suoi burattini con gli spilloni, uno per ogni peccato, cosicchè i buchi ricordino loro che sono soltanto giocattoli nelle mani di qualcun altro. [Fixxxer]


Scusatemi la lunga premessa, questa è ancora solo e sempre la recensione di ReLoad dei Metallica (qui c'è quella di Load, per chi se la fosse persa), mi sono semplicemente lasciata prendere un po' la mano nel descrivere le sensazioni che questo disco mi ha fatto provare, fin dai primi dieci minuti del primo ascolto.
E volevo che vi arrivassero così, senza preavviso, senza premesse o introduzioni, perchè è così che sono arrivate a me quando l'ho ascoltato per la prima volta qualche giorno fa.
Ora, compatibilmente con le mie scarse competenze musicali, ve ne posso fare un'analisi più tecnica... =)

ReLoad nasce dichiaratamente come il lato B di Load, e secondo me questo da una parte dice già tutto, e dall'altra smonta ogni critica: non mi lamenterò quindi della sua scarsa inesistente originalità, delle scelte di copertina, impaginazione, editing delle foto ecc...

La critica "ufficiale" non ha trovato un solo motivo per salvare ReLoad e la condanna mediatica è stata talmente forte che gli autori stessi oggi disconoscono quei brani ed evitano accuratamente di proporli in sede live o di parlarne nelle interviste.

Ma, IMHO, di motivi per ascoltare ReLoad ce n'è una caterva: innanzitutto, ha una coerenza che altrove raramente ho visto, tutti i brani puntano nella stessa direzione e concorrono tutti insieme a formare un grande quadro organico (che io ho modestamente cercato di ridelineare all'inizio di questo post); in secondo luogo, molti testi sono ben più profondi di quel che sembri ad un primo, superficiale, ascolto, e questo nella mia scala di valori è fondamentale (se c'è un buon testo, la canzone automaticamente supera la soglia della sufficienza, quindi ReLoad è già promosso prima ancora di affrontare l'orale... XD); terzo, noi fan tendiamo a dimenticarlo, ma non è appannaggio dei Metallica aver perso la bussola negli anni '90 (vedi i Megadeth con Risk o Mortiis che passa dal Black Metal alla dance... O.o), quindi un minimo di indulgenza mi sembra d'obbligo. Infine, ultimo ma non ultimo (anzi, forse è la cosa più importante), ReLoad COMUNICA. Può piacere o non piacere, ma secondo me lascia comunque delle sensazioni molto precise, veicola stati d'animo, emozioni, evoca immagini, coinvolge in qualche modo, e questo lo rende - qualunque sia il verdetto finale - un album riuscito, che fa il suo mestiere.

Se c'è una cosa per cui invece ci si può lamentare di ReLoad è che è un cardiogramma piatto per tutto il tempo: troppa uniformità, toni sempre troppo smorzati e trattenuti, non c'è mai un momento in cui si accende una scintilla, niente che ti faccia gridare: "Oh fuck YEAH!", mai... (cosa che invece Load, pur con tutti i difetti, aveva fatto, e in più di un punto)

ReLoad si trascina (questa è la parola giusta) per 75 minuti e 56 secondi, il che lo rende faticoso da ascoltare dall'inizio alla fine, ma è pur sempre vero che è proprio questo a veicolare così potentemente la sensazione di decadenza di cui ho parlato all'inizio.
ReLoad è un manifesto decadente, quanto e più della poesia di Verlaine con cui ho aperto questa pagina, e lo dichiara al mondo con The Memory Remains, bellissima canzone incentrata su una star ormai tramontata che vive nel ricordo della gloria passata, pezzo talmente decadente che sembra disfarsi e sbriciolarsi durante l'ascolto, con Slither, dal testo estremamente scarno ma efficace nel comunicare un senso di... perdita, come se un'intero mondo si fosse consumato ed evaporato, lasciando solo desolazione, e con The Unforgiven II.
Tutte e tre le canzoni con questo titolo sono malinconiche, nostalgiche oserei dire, ma questa in particolare dà l'idea dell'impossibilità della redenzione, di una salvezza invocata, costantemente inseguita e mai raggiunta, di un'oscurità che inghiotte tutti e tutto, per l'eternità, il che secondo me è perfetto, QUI.

Fuel, Carpe Diem Baby e Better than You cercano di risollevare il tono, inneggiando alla vita nei testi, e/o puntando ad una certa velocità e aggressività sul versante strumentale, ma il tentativo è secondo me inefficace. Fuel si salva perchè viene buona da sentire in macchina (appesantisce un sacco il piede dell'acceleratore... ^^), le altre due per me potrebbero tranquillamente finire nel dimenticatoio, assieme a Devil's Dance, che salto perchè non ho nulla da dire in proposito.

Bad Seed non è male, anzi, incentrata com'è sul tema del perdere la maschera e sentirsi soffocati da una verità che lotta per essere confessata, come non è affatto male Where the Wild Things Are, dedicata al passaggio dall'adolescenza all'età adulta e all'aprire gli occhi su un mondo ostile e ingiusto, ma entrambe queste canzoni rappresentano un'occasione sprecata nel momento in cui si rendono assolutamente anonime e non fanno nulla per essere ricordate.

Bella Prince Charming, che si distingue dalle altre per un matrimonio particolarmente felice tra titolo e testo, piacevole da ascoltare quanto basta e dotata di immagini suggestive, che - accostate senza apparente coerenza logica - riescono comunque a creare un quadro completo e organico del lato oscuro, emarginato e taciuto della società. Tutto identico per Attitude, che invece delinea molto bene la pericolosità del relativismo etico serpeggiante (già nel '97 a quanto pare...) nella società: se non esistono valori perchè tutto è "opinione", tutto è soggettivo, il risultato è una società alla deriva, persa e vuota.

Ho corso su tutto il resto, perchè volevo arrivare qui e lasciarmi un po' di spazio per le due canzoni che secondo me da sole valgono tutto l'album, canzoni che vorrei sviscerare in pagine e pagine di testo perchè hanno una profondità notevole, ma che mi vedo costretta ad accennare soltanto, perchè un blog non è il posto adatto per scrivere saggi di filosofia.

Una è Fixxxer: James non ha mai avuto un'idea positiva di Dio, The God that Failed sta lì a dimostrarlo, ma mai avevo sentito tanta disperazione come in questo pezzo, un grido di dolore e contemporaneamente di ribellione verso un Dio che trafigge i suoi burattini con spilloni ogni qualvolta questi riescono a liberarsi dal dolore che essi stessi si autoinfliggono:

Ma dimmi,
puoi guarire quel che ha fatto il padre?
O chiudere questo buco lasciato dalla madre?
Puoi guarire i nostri mondi interiori spezzati?
Puoi lasciarci andare, cosicchè possiamo ricominciare?

Dimmi,
puoi guarire quel che ha fatto il padre?
O tagliare i fili e lasciarci andare?
Ma quando tutto sembra andare a posto
e sono libero dal dolore
tu pianti un altro spillone
pianti un altro spillone dentro di me

Fixxxer è l'ultima canzone dell'album, ed è secondo me sintomatico e potente che si chiuda con un rifiuto: "No", ripetuto 11 volte in cinque righe. Due lettere che dicono un'infinità di cose, a mio avviso.

Ma il pezzo più bello in assoluto, quello da 5 stelle super, è Low Man's Lyric. Vorrei scrivere un post intero su questa canzone, ma siccome non posso farlo, non scriverò niente, lascerò che sia il testo stesso a parlare. E prima di chiudere, GRAZIE, a tutti voi...

I miei occhi cercano la realtà
Le mie dita cercano le mie vene
C'è un cane alla tua porta
Deve venir fuori dalla pioggia

Io cado perchè lascio correre
La rete sotto di me si è corrosa
Così i miei occhi cercano la realtà
E le mie dita cercano le mie vene

Il fuoco che arde nel bidone emana tepore
Ma non c'è luogo che sia al sicuro dalla tempesta
E non posso accettare di vedere
In cosa ho lasciato che mi trasformassi
Così meschino e logoro

E mentre ti scrivo
Cosa è stato e cosa rimane da fare
Forse capirai
E non piangerai per quest'uomo
Perchè merita di essere così in basso

Ti prego perdonami

I miei occhi cercano la realtà
Le mie dita avvertono la fede
Tocco pulito con una mano sporca
Ho toccato la purezza e l'ho contaminata

[...]

Così in basso che il cielo è tutto ciò che vedo
Tutto ciò che ti chiedo è di perdonarmi
Così tu fai entrare questo povero cane per toglierlo dalla pioggia
Ma lui immediatamente cercherà di uscire di nuovo

E piango, e grido al vicolo
Confesso tutto alla pioggia
Ma mento, mento dritto allo specchio
Quello specchio che ho rotto, perchè rifletta il mio viso

[...]

lunedì 11 agosto 2014

Il coraggio di andare controcorrente

Oggi (finalmente! ^^) è arrivato il pacco Amazon che stavo aspettando con i miei più recenti acquisti musicali: Load e ReLoad dei Metallica.
Sì, avete capito bene, Load e ReLoad in un colpo solo; sì, l’ho fatto di proposito, e no, non intendo essere linciata per questo.
So anch’io che è patetico pubblicare due album con lo stesso nome e la stessa copertina, ma se è per questo è patetico anche pubblicare tre canzoni con lo stesso titolo, farsi riprendere dalle telecamere in mutande e canottiera con la barba di tre giorni e una lattina di birra vuota sempre in mano E VENDERE PURE (a caro prezzo) il DVD, è patetico anche mettere la propria figlia sul palco ad un concerto e soprattutto insultare i propri fan, eppure i ‘tallica hanno fatto tutto questo e noi comunque li amiamo ancora.
Load ha venduto, e ha venduto bene, la critica l’ha recensito positivamente, così subito intere legioni di fan di vecchia data hanno iniziato a dare addosso ai Metallica, accusandoli di aver tradito le loro radici thrash [le due acca sono giuste, Thrash Metal si scrive proprio così, non chiedetemi perché…] e – accusa ancora più infamante – di essersi venduti, di essersi dati al commerciale [e nel magico mondo del Metal non si può immaginare insulto peggiore… è peggio che dare del cornuto ad un siciliano, tanto per rendere l’idea]
Ora, dar loro torto è oggettivamente difficile: rispetto a dischi come …And Justice for All, Load è sciroppo di zucchero e acqua di rose, di Thrash Metal ce n’è meno che nel mio dito mignolo, però chi l’ha detto che prendere una strada diversa rispetto al passato sia automaticamente sbagliato? (“Moving back instead of forward seems to me absurd” dice Eye of the Beholder, dopotutto)
Se l’hanno fatto con una mano sul cuore (e non sul portafogli…), i ‘tallica hanno fatto benissimo a Saltare nel Fuoco incidendo un disco che andasse controcorrente e infrangesse tutti i canoni che LORO STESSI, qualche anno prima, avevano istituito (chi, se non loro, infatti, ha inventato il Thrash, andando controcorrente rispetto ai canoni dell’Heavy Metal in vigore all’epoca?).
Ma ora basta con le premesse, bando alle ciance, ciancio alle bande,  mettiamo su il CD e spariamolo a tutto volume (magari nelle cuffie, altrimenti famiglia e vicini danno fuori di matto!), godendoci 78 minuti e 59 secondi di puro blues-country-rock-echissàchealtro firmato Metallica…
Iniziamo da Load, per ReLoad farò un post a parte altrimenti Blogger mi chiude l’account per eccesso di chiacchiera… non sono Mattia, e non ho il suo talento, ma mi è sempre piaciuta l’idea di scrivere una recensione, e questo è il mio momento… =)

La prima cosa che faccio quando ho un nuovo CD per le mani, appena tolta la pellicola protettiva, è sfogliare il libretto: mi piace da matti, e se non c’è (a volte capita, c’è solo un foglio con l’immagine di copertina e dietro pubblicità… –.–) il CD automaticamente perde dieci punti in partenza.
Bene, anche di Load ho subito estratto il libretto e ho iniziato a guardarlo. Solo, vorrei non averlo mai fatto… la copertina è brutta, ma questo lo sapevo già, voltiamo pagina e inizia qui lo sconforto: innanzitutto, mancano i testi e questo è INAMMISSIBILE! Ma che vizio che hanno i Metallica di maltrattare i testi delle loro canzoni: qui hanno messo tre o quattro righe di ognuna, in Death Magnetic le hanno scombinate tutte, mischiando i testi senza alcun ordine… ragazzi, questo vi costerà altri 50 punti, e non voglio sentire scuse, a letto senza cena, tutti e quattro! U.U
Seconda cosa, le foto… senza più i testi c’è una montagna di spazio per le foto, ma faccio fatica a trovarne una decente… A parte che son tutte in formato francobollo, ma l’ombretto, il mascara, le magliette corte che scoprono l’ombelico, LE CIGLIA FINTE… ma il Rocky Horror Picture Show non l’avevano già girato?!?
Scusate, passo al commento musicale perché mi sto sentendo male… ora mi riprendo, datemi un minuto da sola col gabinetto poi torno…

  1. Ain’t my bitch [3.5*]: Inizio in sordina, o comunque non col botto. Come ad un concerto ci sono i supporter per scaldare il pubblico in attesa della parte migliore, così l’album si apre con una canzone assolutamente mediocre, musicalmente e liricamente parlando. Da tre stelle, ma ne guadagna mezza perché ascoltata al giusto volume pompa un sacco e questa è cosa buona e giusta… ^^
  2.   2x4 [3.5*]: 2x4 = 8! Chi l’ha detto che il Metal è diseducativo? I Metallica insegnano addirittura le tabelline! =) Scherzi a parte, questa è una canzone senza infamia e senza lode, carina da ascoltare, orecchiabile, facilissima da cantare perché non ha un testo, solo quattro frasi che si ripetono per cinque minuti, su cui non spenderei molto tempo in elucubrazioni. Solo una considerazione al volo: Dave Mustaine passa la vita a rivendicare la paternità di tutte le canzoni dei Metallica (l’ho visto con i miei occhi pretendere di aver scritto lui Enter Sandman!!! O.O) e per quanto gli voglia un bene dell’anima non gli ho mai creduto, ma in questo caso devo ricredermi: la prima volta che ho sentito 2x4 ho pensato: “Com’è possibile che una canzone dei Megadeth si trovi nell’album dei Metallica?!”… non solo lo stile MA ANCHE LA VOCE è quella di Dave! O.o
  3. The house Jack built [4.5*]: Su questa avevo delle grandi aspettative, o perlomeno una gran curiosità. Avevo letto che il Jack della canzone fa Daniels di cognome, ed ero proprio curiosa di scoprire cosa avrebbe scritto James della sua croce e delizia, la Sweet Amber cui dedicherà più di una canzone.
    Partire con delle aspettative non sempre è un bene, si corre il rischio di rimanere delusi, ma non è questo il caso. La canzone è bella, bella, bellissima, e prenderebbe 5 stelle di sicuro, ma come vedrete devo tenere le 5 stelle piene per una sola canzone di quest’album, e Mama Said le merita di più… mi dispiace, però, perché qui ci stavano di brutto.

    Comunque, qui c’è poco da distinguere tra musica e parole, perché raramente come in questo pezzo il connubio è così perfetto che l’una sostiene perfettamente e talvolta sostituisce le altre. La casa che Jack ha costruito è il tunnel dell’alcolismo, un tunnel in cui, infilando le cuffie ad un volume sufficientemente alto e premurandosi di chiudere gli occhi, si riesce perfettamente ad entrare. Avete presente la casa stregata o il tunnel degli orrori dei luna park? Ecco, sei minuti di canzone equivalgono ad un giro: si entra soft, con una voce suadente e dolce (James per la prima volta, per sua stessa ammissione, canta invece di ringhiare), poi pian piano l’oscurità si fa sempre più fitta, e inizia a popolarsi di suoni distorti, di grida e di urla, in una climax che ha il suo culmine nel disperato

    The higher you are
    The farther you fall
    The longer the walk
    The farther you crawl
    My body, my temple
    This temple it tilts
    Yes, I am, I am, I AM
    [The house Jack built]

  4. Until it sleeps [4.5*]: Per questa mi ci sono voluti parecchi sforzi per andare oltre il video. E’ il classico esempio di come un pessimo video possa rovinare una bella canzone (e i Metallica l’hanno capito quasi 20 anni prima di Miley Cyrus, ogni riferimento a Wrecking Ball è puramente casuale…).
    La regia è stata affidata direttamente a Marilyn Manson, spero, perché non voglio credere che sia originale dei Metallica l’idea di inserire crocifissi dappertutto, e parodiare in modo grottesco (e terribilmente mansoniano: guardate
    Coma White, è UGUALE) la Passione di Cristo o la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden… a che pro, poi, visto che non c’entra niente con il testo della canzone?!
    E poi, dobbiamo proprio parlarne?, Lars vestito di rete e piume colorate, Kirk con l’ombretto verde e lo smalto nero, Jason che si rotola nel fango… vi prego, nun se pò vedè!!! Vietatelo ai minori, almeno, perché a uno si blocca la crescita a veder certe cose!


    In compenso, la canzone è bella, ma proprio bella, e migliora ad ogni ascolto. Siccome nessuno ha davvero capito di cosa parli, si è detto tutto e il contrario di tutto: che è dedicata al padre di James; che parla invece del cancro che ne ha ucciso la madre; che è una critica alle catene della religione… per come la vedo io, è “semplicemente” autobiografica.

    Non mi interessa se sia l’alcolismo, l’incapacità di controllare la rabbia, l’aggressività non troppo repressa che James ha sempre manifestato, qualunque forma esso abbia, per me
    Until it sleeps parla del demone che il cantante e alcuni di noi (o forse tutti) portano dentro, un mostro che divora dall’interno e finisce per consumare.
    In questa prospettiva,
    Until it sleeps diventa un grido di dolore e contemporaneamente una richiesta d’aiuto:

    So tear me open and pour me out
    There's things inside that scream and shout
    And the pain still hates me
    So hold me until it sleeps


  5.  King Nothing [4*]: Sul momento le avevo dato tre stelle, ma poi ci ho ripensato. King Nothing, infatti, è di quelle canzoni che al primo ascolto non dicono niente, al secondo interessano, dal terzo in poi piacciono (io per ora sono al quinto… ^^). Diciamo che l’idea di fondo è buona, alcuni versi sono notevoli, ma nell’insieme il testo è ripetitivo e la melodia ordinaria, quindi niente di speciale, però nell’insieme mi piace…
    Questo è uno dei quattro singoli di lancio del disco, e in effetti è fatta apposta per la radio: già a metà del primo ascolto sai cantare il ritornello! C’è anche un video per questa canzone, e devo dire che mi è piaciuto, perché è pulito ed essenziale, e passa benissimo il messaggio di fondo: a furia di desiderare sempre qualcosa d’altro, sempre di più, si finisce per essere consumati e distrutti dal desiderio, fino a che
    Then it all crashes down
    And you break your crown
    And you point your finger
    But there's no one around [...]
    No, you're just nothing
    Where's your crown, King Nothing?
  6. Hero of the day [3.5*]: Questa la salto. Non perchè io ce l’abbia con la canzone, o che mi abbia disgustata il video, semplicemente non la capisco.
    Non capisco fino in fondo il video (anzi, è proprio la fine che mi spiazza…) e non capisco proprio per niente la canzone. Ma neanche due righe messe una dietro l’altra, eh, zero, null, nada, nothing.

    Wikipedia dice che l’eroe del giorno è il personaggio famoso di turno, il popolo di Internet dice che invece la canzone tratta del dramma dei reduci dalla guerra, e nella mia ignoranza scelgo di abbracciare questa seconda versione, sebbene abbia la potenza di un fiammifero nell’illuminarmi il significato di Hero of the day.

    Al primo ascolto, poi, la melodia non suona particolarmente accattivante, ma pian piano sa conquistare, e dal minimo sindacale di una stella, alla fine della giornata Hero of the day supera la soglia della sufficienza portandosi a casa un tre e mezzo… non poi così male…



  7. Bleeding me [3*]: Un’altra dose di autocommiserazione per James Hetfield… e comincio a stancarmi un po’. Non ho speso 8 euro e 99 centesimi per sentirti piagnucolare per un’ora e un quarto che sei un fallito e un perdente, anche perché, amore, se tutti i perdenti avessero un patrimonio personale di qualche milioncino di dollari, un record mondiale nel portafoglio e schiere di fan in ogni continente, il mondo sarebbe un po’ diverso da come è oggi…Sostenuta e potente, comunque, la parte muiscale, il che aumenta un po’ il punteggio, portandola da 2 a 3 stelle…

    [Post scriptum di una dozzina di ascolti dopo: Bleeding me merita MOLTO più delle tre stelle che le avevo dato all'inizio, e se rivotassi oggi le darei non meno di 4.5*, sicuramente perchè sentire che ha un grande valore affettivo per James (è riuscito a piangere mentre la cantava, LUI, amore mio... <3) le ha dato un grande valore aggiunto, ma anche perchè è di quelle canzoni che scopri davvero ascoltandole e riascoltandole, imparando ad amarle ogni volta un po' di più...]
  8. Cure [2*]: Forse il mio richiamo è servito a qualcosa, e finalmente vediamo un po’ di riscossa dall’autocommiserazione… il problema è che è affidata ad una canzone NOIOSA. La metti su, e immediatamente dopo inizi a fare altro, perché non hai il coraggio di mandarla avanti ma in cuor tuo speri che finisca presto perché ti ha già rotto.

    E tra le varie cose che ho iniziato a fare per distrarmi da Cure c’è stato anche cercare [invano!] Dave Mustaine tra i collaboratori dell’album perché – di nuovo – ho avuto la sensazione che una canzone dei Megadeth fosse finita per sbaglio nel CD dei Metallica… O.o



  9. Poor twisted me [3,5*]: Questa è carina. Il titolo fa pensare ad un altro bagno nel mare dell’autocommiserazione, invece c’è molta ironia da parte di James: “E’ troppo bello per essere vero / che tutta questa tristezza / sia solo per il povero, contorto, me”. Musicalmente parlando, mi ricorda tantissimo 2x4, ma magari è solo l’impressione di un momento, non saprei… Le varrebbe forse il salto di qualità alle quattro stelle la strofa di chiusura, ma oggi mi sento tirchia perciò lascio 3 e mezzo: 
    To finally reach the shore
    Survive the storm
    Now you're bare and cold
    The sea was warm
    So warm you bathe your soul again

    Non c’è spazio per l’autocommiserazione, dopo una strofa così, solo autocritica, il che getta luce in retrospettiva su tutto il resto della canzone, che altrimenti potrebbe essere equivocato...

  10. Wasting my hate [4*]:
    Good day, how do
    And I send a smile to you
    Don't waste, waste your breath
    And I won't waste my hate on you
    Eccolo qui, finalmente! Abbiamo dovuto aspettare 10 canzoni, ma finalmente eccoci restituito il buon vecchio James, quello che, scazzato fin dalla prima mattina, incazzato col mondo, come un cagnaccio abbaia ad ogni passante che gli capita a tiro.
    M
    i piace, questa canzone, perché è sì un inno alla misantropia, ma scritto con stile, fa riflettere, e musicalmente parlando scorre via piacevolmente, senza entusiasmare, forse, ma di certo senza annoiare o stancare.

  11. Mama said [5*]: Dio, quanto amo questa canzone! L’avevo già ascoltata un paio di settimane prima di decidere di comprare l’album e me ne ero innamorata fin dal primo ascolto, cosa abbastanza rara nel mio caso… Le cinque stelle sono pertanto d’obbligo qui, e sto addirittura meditando di istituire un voto tipo “5 stelle super” apposta per premiarla.

    Non è affatto “Metallica style”, anzi, a buon diritto è stata classificata come country, ma è – a mio modesto parere – uno dei pezzi più belli che siano mai stati scritti. Dolce, riflessiva, nostalgica e infinitamente triste, usa il pretesto del rapporto del cantante con la madre [morta quando lui aveva 16 anni, N.d.A.] per affrontare il tema della crescita umana e spirituale.

    Tutta la canzone (e il video, spettacolare da tutti i punti di vista tranne per due difetti imperdonabili: i baffi di James e la sua camicia di seta viola… urgh!) è incentrata sul tema del “ritorno a casa”, attraverso il deserto, Las Vegas e un’interminabile tunnel che – come mostra chiaramente la fine del video – sono solo stati metaforici e metafisici per descrivere condizioni dell’anima. Ritorno a casa che sarebbe da figliol prodigo al 100% se non fosse per un dettaglio: non c’è nessuno ad accogliere a braccia aperte il figlio che ritorna a casa, solo una lapide:

    Mama, now, I'm coming home
    I'm not all you wished of me
    A mother's love for son
    Unspoken, help me be
    I took your love for granted,
    And all the things you said to me
    I need your arms to welcome me
    A cold stone's all I see



  12. Thorn within [4*]: Questa è l’ultima canzone che ho recensito, perché due ascolti attenti non mi sono bastati per inquadrarla, e ho dovuto spenderci quindi un po’ di tempo in più.

    Il testo non è male, non è affatto male, ma quello che è notevole secondo me in
    Thorn within è che James ci ha davvero preso gusto a cantare, si è accorto che è più divertente (e meno dannoso per le corde vocali, come avrà modo di scoprire negli anni a venire…) che sbraitare e allora ci prova e ci si impegna davvero, esplorando le varie potenzialità della sua ugola.
         Il risultato è sicuramente interessante, e merita un po’ di riconoscimento e di incoraggiamento, anche perché non lo sto dicendo per pietà, Thorn within mi sembra assolutamente degna di tutte e quattro le stelle che le ho dato.

  13. Ronnie [4*]: Per Ronnie sono quattro stelle, con una mezza che balla e che non ho ancora deciso se attribuirle o meno. Il primo impatto con la canzone è stato decisamente positivo perché l’intro (che poi è il motivo portante dell’intero pezzo…) è qualcosa di inedito per me, e mi piace che – arrivati alla penultima traccia – i ragazzi abbiano ancora qualcosa di nuovo da tirar fuori dal cilindro e non solo la solita minestra riscaldata.

    Musicalmente parlando, quindi, mi sento appagata, e il testo non è da meno. E’ la traduzione musicale de “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro che non ho mai letto di persona, e che ogni estate mi riprometto di prendere in mano, magari quando finisco quello che ho per le mani lo faccio... ma non divaghiamo, stavo dicendo che effettivamente Ronnie tratta splendidamente il tema della banalità del male, ed è tutto riassunto nel “ritornello”:

    He said: "Lost my way"
    This bloody day
    Lost my way
    I heard him, he said: "Lost my way"
    This bloody day
    Lost my way
    All things wash away
    But blood stained the sun red today



  14. The outlaw torn [2.5*]: Faticosa. Mamma mia se è stata faticosa! Siamo alla quattordicesima traccia dell’album, questa da sola [TAGLIATA!] dura 10 minuti, ragazzi se poi la fate anche così lenta e pesante io mi sento morire…

    Le avrei dato due stelle (una e mezzo sul momento perché avendo ancora nelle orecchie Ronnie questa faceva proprio una magra figura, ma poi ho cercato di essere più obiettiva e professionale), ma poi, mossi a compassione, dopo la metà della canzone i ragazzi hanno iniziato a darci dentro con la musica e la parte strumentale è notevole… ma più di due e mezzo non voglio dare. Al massimo posso fare come la mia prof di italiano al ginnasio, che dava voti del tipo 6 ½ +++  [sei e mezzo con tre più?!? Dammi 7, che ti costa?!] e darle un 2.5 + ma nient'altro…

Ed eccoci così, un’ora e un quarto dopo (come passa il tempo quando ci si diverte, né?), a tirare le fila del discorso. So di averlo demolito da tutti i punti di vista, strada facendo, ma non vorrei che vi faceste un’idea sbagliata di Load: a me è piaciuto, e sono sincera (dopotutto, io sono quella a cui è piaciuto anche Risk dei Megadeth, quindi niente di strano…), trovo che sia pieno di coraggio e di buoni spunti, qualcuno sviluppato in un pezzo davvero pregevole, da cinque stelle o quasi, qualcuno magari rimasto bloccato allo stato grezzo, ma tutto sommato, se escludiamo le porcate commerciali (che ci sono, e sparo a vista su chi afferma il contrario!), il disco è più che valido.


Quindi, considerato che perde dei punti per il libretto e la copertina, tenendo conto della media dei voti delle singole canzoni (media aritmetica, stasera la statistica non ha voglia di accendere il cervello…), direi che Load si becca un 3.5 finale. A malincuore, perché in realtà il voto che merita è 4, ma proprio non me lo dovevano impaginare così, non dovevano girare quei video e non dovevano truccarsi come neanche i Kiss hanno mai osato fare… E con questo chiudo il discorso, buonanotte!

lunedì 4 agosto 2014

Jäähyväiset Suomi (Arrivederci Finlandia)


Eh già, vacanze finite... =(
Quest'anno la meta era la Finlandia, Oulu per la precisione, una cittadina di poco più di 150mila abitanti nel nord del Paese. Perchè lì e non nelle più famose Helsinki, Tampere o Rovaniemi? Beh, semplicemente perchè lì studia da qualche mese ormai il fratello di un'amica e l'andare a trovarlo è servito di pretesto per visitare la Finlandia.

Sfatiamo subito un mito: i finlandesi NON rosicchiano le betulle come nella pubblicità del chewing-gum (anche se a vedere interi boschi di betulle scorticate solo fino a metà altezza il dubbio mi è venuto...), sono un po' meno belli dei loro cugini svedesi ma sono estremamente gentili e disponibili, purchè sia tu a rivolgere loro la parola per primo.

Sono però attentissimi all'ambiente e hanno il culto della natura... con quali risultati si potrà (spero) notare dalle foto che ho scattato. =)
Foto che vengono quasi tutte da un'isola non molto distante da Oulu, Hailuoto, dove abbiamo passato tre dei sei giorni a nostra disposizione (due di viaggio, tre sull'isola e uno in città).

In previsione delle escursioni che avremmo affrontato una volta sull'isola, nei giorni precedenti la vacanza mi ero sottoposta ad un allenamento intensivo: passare dal divano al letto e viceversa almeno sette o otto volte al giorno, scendere le scale del mio letto a castello invece di lasciarmi cadere di sotto, ore e ore a messaggiare al telefono per sviluppare la mobilità articolare... insomma, ero in perfetta forma fisica per affrontare camminate da 10 km a tappa, nella sabbia (non c'è terreno solido, solo sabbia sull'isola... e nonostante questo c'è tanto di bosco e sottobosco), a mezzogiorno sotto un sole che - Finlandia sì o no - era quotato a 30°!
Scamorza come sono, ho pensato di morire più di una volta, ma diamine se ne è valsa la pena!

La prima foto è stata scattata in riva al lago dove abbiamo dormito la prima notte, tutte le altre raffigurano il mare, ma - non so a voi - a me ricordano tantissimo la Provenza... ^^
Colori bellissimi (cielo sempre azzurro, sabbia fine e bianchissima, fiorellini rosa, campi di grano biondo e verde), natura incontaminata e ovunque un senso immenso di pace...
 
Sono contenta di essere tornata a casa, per dormire in un vero letto e mangiare del cibo decente (quello della Finlandia è quantomeno discutibile, e per quanto fossimo noi italiani ai fornelli la qualità della materia prima ha rovinato anche le ricette più semplici...), ma confesso che mi manca un po' la Finlandia, con la sua atmosfera rilassata, la compagnia degli amici e i suoi paesaggi mozzafiato...


giovedì 24 luglio 2014

Autocelebrazione


Ok, lo so, la modestia è una delle mie principali virtù, seconda solo alle mie straordinarie doti culinarie (se non sono talento sbagliare il purè in buste, far bruciare la pasta ancora nell'acqua, gremare i bastoncini Findus tanto da dover buttar via la teglia ditemi voi cos'è!), ma... QUANTO NON SONO STATA BRAVA?!? =)

E' circa una settimana che sto lavorando a questo disegno (in totale 16 ore nette di lavoro, ma me ne aspettavo 20...), che non è tanto grande (sta tutto in un A4 con un bel margine largo...), solo difficile.
Difficile in generale e difficile per me, che non avevo mai rappresentato tatuaggi, mani (quindi le mani tatuate valgono come punti extra di difficoltà... sapete, quei casi particolari dove 1+1 fa 3 e non 2...) e oggetti (la chitarra è stata un incubo, giuro!).

Ma diamine se sono soddisfatta!!! XD
Ovviamente è finito subito su Deviantart , dove, inspiegabilmente, non ha ancora raggiunto il successo di pubblico che merita, ma sono fiduciosa... al massimo, varrà qualche migliaio di dollari dopo la mia morte: mamma, conservalo, che lo darò ai miei figli in eredità! ^^

domenica 20 luglio 2014

Letture non proprio da ombrellone

Amo le coincidenze. Non ho ancora ben deciso se considerarle come tali, o se pensare piuttosto che si tratti di segni del destino, ma di certo mi piace notarle, prenderle in considerazione e possibilmente agire di conseguenza.

Stavolta la coincidenza che innesca la mia riflessione (lo so, è vero, rifletto su tutto, che persona noiosa che sono… ;P ma pensatela così, magari in un futuro non troppo lontano saremo pagati per pensare, e io mi sto solo allenando a diventare la donna più ricca del mondo! ^^) è che per un’intera settimana io e mia madre abbiamo letto libri diversi, apprezzando ciascuna il proprio e per questo consigliandoceli a vicenda (ma guardandoci bene dal seguire il suggerimento l’una dell’altra) sullo stesso argomento.

Lei un pamphlet sui diritti e le libertà dell’individuo, sulla bioetica e l’eutanasia, io un capolavoro di saggio intitolato “Metallica e filosofia” dall’eloquente sottotitolo “Libertà, autenticità ed etica: dal rock un invito a pensare”, dove ampio spazio è dedicato proprio ai concetti di libertà e valore della vita, dalla pena di morte, al suicidio all’eutanasia.

Ora, che ve ne frega a voi, che magari siete in vacanza e vi godete la spiaggia, di eutanasia e dibattiti sulla libertà individuale? Vi capisco, e fortunatamente, a proposito di libertà, siete ancora liberissimi di chiudere il blog, saltare il post e tornare al vostro drink, non vi biasimerò certo per questo, ma permettete, vi prego, a me che ne ho voglia di rimanere qui a rifletterci un po’ su… =)

La domanda di fondo, quella che regge di fatto ogni singola pagina dei libri che io e mia madre abbiamo letto, è una sola, apparentemente semplice e in realtà dannatamente complicata:

Qual è il valore di una vita umana?

Ho letto entrambi i libri, ma partirò da ciò che mi è più familiare, i Metallica. La scelta non è così scriteriata come appare perché da fan vi posso dire che i ‘tallica hanno dedicato trent’anni di onorata carriera ad approfondire questo tema, affrontandolo da diversi punti di vista.

Fade to Black ci dice che la vita ad un certo punto, per motivi che James volutamente non esplicita, può perdere il senso che prima ci sembrava avesse (“Life, it seems, will fade away / drifting further every day / […] I have lost the will to live / Simply nothing more to give / There is nothing more for me / Need the end to set me free” [La vita, sembra, sfumerà via / scivolando più lontano giorno dopo giorno / […] Ho perso la voglia di vivere / Semplicemente non ho più niente da dare / Non c’è più niente per me / Ho bisogno della fine per liberarmi]) e Cyanide rincara la dose (“Suicide, I've already died / You're just the funeral I've been waiting for / Cyanide, living dead inside / Break this empty shell forevermore” [Suicidio, sono già morto / Sei soltanto il funerale che sto aspettando / Cianuro, sono vivo ma morto dentro / Spezza questo guscio vuoto una volta per tutte].

 Disposable Heroes ci dice che addirittura per qualcuno la nostra vita potrebbe non avere mai avuto un valore (“Soldier boy, made of clay / Now an empty shell / Twenty one, only son / But he served us well / Bred to kill, not to care / Just do as we say / Finished here, Greeting Death / He's yours to take away” [Soldato ragazzino, fatto d’argilla / Ora un guscio vuoto / Ventun anni, figlio unico / Ma ci ha servito bene / Cresciuto per uccidere senza pensarci su / Fai solo quello che ti diciamo / Finito qui, a incontrare la Morte / E’ vostro da portar via]).

In Master of Puppets scopriamo che a volte siamo noi stessi, in balia di una dipendenza da cui siamo inevitabilmente dominati, a svuotare la nostra vita di significato e valore, trasformandola nel puro e semplice conto dei giorni che mancano alla morte (“Neverending maze, drift on numbered days / now your life is out of season” [Labirinto senza fine, vai alla deriva coi giorni contati /Ormai la tua vita è fuori stagione]).


Ma questo era solo riscaldamento, la riflessione è appena iniziata, in fondo finora si è trattato di situazioni (a parte forse la guerra) in cui una persona può SCEGLIERE che valore dare alla propria vita, se continuare a vivere oppure cercare sollievo nella morte, ma più difficile (e moralmente interessante…) è il caso di tutte quelle persone che non hanno alcuna possibilità di esprimere un parere sulla propria vita, per la cui tutela devono necessariamente dipendere da altri: bambini non ancora nati, embrioni in provetta e persone in coma.

Non mi risulta che i Metallica abbiano mai parlato di aborto, ma di eutanasia sì, e l’hanno fatto in un pezzo che secondo me si guadagna di diritto un posto in prima classe nella lista dei dieci titoli da salvare assolutamente per i posteri in caso di estinzione dell’umanità.

E’ una canzone che non smette di darmi i brividi, e che mi procura dieci centimetri buoni di pelle d’oca anche se suonata in pieno luglio ad un concerto con trentacinquemila persone e trentotto gradi all’ombra: One.

One ci angoscia perché ci pone di fronte ad una condizione giustamente descritta come infernale, quella di un soldato che in seguito all’esplosione di una mina si ritrova non solo privato degli arti, ma cieco, sordo, muto, e pertanto completamente scollegato dal resto del mondo (“Now the world is gone, I’m just one” [Ora il mondo se ne è andato, sono rimasto solo]), dichiarato (a torto!) dai medici irreversibilmente un vegetale, incapace di provare emozioni, formulare pensieri o avere percezioni fisiche.

In questa atroce condizione di non vita e non morte (“Darkness / Imprisoning me / All that I see / Absolute horror / I cannot live / I cannot die / Trapped in myself / Body my holding cell” [Oscurità / Che mi imprigiona / Tutto quello che vedo / Orrore assoluto / Non posso vivere / Non posso morire / Intrappolato in me stesso / Il mio corpo è la mia prigione]) il soldato implora la morte come liberazione dall’inferno di sofferenza in cui è costretto: “Fed through the tube that sticks in me / Just like a wartime novelty / Tied to machines that make me be / Cut this life off from me / Hold my breath as I wish for death / Oh, please, God, help me” [Alimentato dal tubo che ho infilato dentro / Come una novità del tempo di guerra / Legato a macchine che mi tengono in vita / Tagliatemi via questa vita / Trattengo il respiro e desidero di morire / Oh, Dio, ti prego, aiutami]

Durante e dopo l’ascolto di One vi garantisco che chiunque voterebbe a favore dell’eutanasia, perché ci si sente fisicamente male ad immaginare di vivere anche solo una settimana l’incubo (che potenzialmente si protrarrà anni) del suo protagonista, e in fondo si può vedere la “dolce morte” come l’esaudimento del desiderio e della volontà di quest’uomo, che a gran voce, seppure solo nella sua mente, grida e implora di morire, continuamente, in modo straziante, per tutti gli otto minuti della canzone.

Ma, proprio perché non c’è modo di comunicare dall’una e dall’altra parte di questa barriera fatta di oscurità e silenzio, siamo sicuri che morire sia quello che tutte le persone in questa condizione vogliono? E – ancora più importante – siamo sicuri di avere il diritto di uccidere un altro essere umano, anche se in queste condizioni [che a noi sembrano] disumane?

In fondo, se Ride the Lightning ci ha convinto, e fortemente anche, che la pena di morte sia una cosa atroce, e che non abbiamo il diritto di uccidere nemmeno un assassino, a maggior ragione perché dovremmo uccidere un innocente?

Fermo qui la mia riflessione, almeno per iscritto, perché non voglio tediarvi oltre e perché io stessa non ho – ovviamente – risposte. Al momento, anzi, ho ancora un atteggiamento contraddittorio nei confronti dell’eutanasia: vorrei, se mai dovessi trovarmi in una situazione del genere, morire, anche se questo dovesse somigliare più ad un’esecuzione tramite iniezione letale che all’interruzione di un accanimento terapeutico, ma d’altra parte non potrei mai chiedere la morte di nessuna persona a me cara, nemmeno se da anni incatenata ad una macchina che la tiene in vita.


Ora la smetto davvero, promesso, grazie di essere arrivati fin qui… adesso per un po’ solo post frivoli, giuro! ^^

domenica 22 giugno 2014

Al mio segnale, scatenate l'inferno!


Chi non ricorda questa celeberrima frase del film "Il Gladiatore"?

Film amato, odiato, pluripremiato dal botteghino, massacrato dalla critica per i suoi errori storici, nel bene o nel male è entrato nell'immaginario popolare...

Se penso al "Gladiatore" mi vengono in mente:
  • la frase che ho messo nel titolo
  • "Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero imperatore Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa... e avrò la mia vendetta, in questa vita o nell'altra" [se volete rivedere la scena, è da brivido...]
  • la sua indimenticabile colonna sonora. Mi ci sono voluti anni per perdonare la Mulino Bianco per averla usata in uno spot pubblicitario... ^^
  • ovviamente LUI, Russell Crowe, all'apice della sua gloria... pensi al "Gladiatore" e ti viene in mente lui, dici Russell Crowe, e io lo immagino sempre così...



Dopo Deathstroke avevo iniziato un paio di altri disegni, ma niente che mi prendesse veramente, tant'è che sono ancora nel cassetto allo stadio pre-iniziale dopo due settimane... poi, finalmente, l'ispirazione: in casa risuonava "Now we are free" (sì, proprio quella rubata dalla Mulino Bianco!) e io ho capito quale sarebbe stato il mio prossimo disegno... =)

Once again, avevo in mente una scena diversa, volevo Massimo nei panni di gladiatore, nell'arena, all'apice del trionfo, e invece ho visto negli occhi del generale prima della battaglia di Vindobona qualcosa che mi ha colpita e mi ha spinto a rappresentare quel momento...

Che cosa, non saprei dirlo nemmeno io, non è quello che dovrebbe passare negli occhi di un generale che incita le truppe, ma ci vedo stanchezza, la disillusione di un uomo che ha sparso molto sangue per nobili cause (la gloria di Roma, il prestigio dell'imperatore, la missione civilizzatrice nei confronti dei barbari, e quanta retorica qui...)  in cui ha smesso di credere da tempo, la solitudine di un marito e un padre che per combattere una guerra non sua ai confini del mondo ha lasciato la casa, la moglie e il figlio, e - non dimentichiamolo - in un'epoca in cui già solo qualche decina di chilometri di lontananza significa perdere completamente i contatti.

Magari traviso, ma tutta questa complessità di sentimenti mi affascina, e valeva la pena di provare a renderne almeno una parte... ^^